ROMA (4 giugno) - «Non si è trattato di una tragedia naturale, non c’è altra spiegazione che un problema tecnico molto, molto grave». Il governatore di Rio de Janeiro, Sergio Cabral accusa l’Airbus e all’Air France per il disastro aereo dell’Airbus A330 scomparso lunedì con 228 persone a bordo mentre era in volo da Rio de Janeiro a Parigi.
«Per ora non c’è alcuna spiegazione» ha sottolineato il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, incontrando alcuni dei familiari dei passeggeri. Ribadisce che Parigi non sta nascondendo informazioni sulla tragedia e non avrebbe alcuna ragione per farlo, ha sottolineato Kouchner, precisando che per ora tutte le possibilità sono al vaglio. Inoltre ha precisato che l’Airbus precipitato aveva quattro anni, era stato sottoposto ad una revisione completa ad aprile ed operava come altri mille aerei in Brasile».
Per ora sulle cause del disastro ci sono solo ipotesi, frutto di indiscrezioni:
Ipotesi tempesta di grandine. Una tempesta di grandine con nuvole di 18 chilometri d’altezza di fronte e chicchi grossi come palle da tennis. La Tv Globo ha riportato le conclusioni di piloti di Airbus, meteorologi ed esperti di aeronautica che, analizzando immagini dei satelliti meteorologici, credono che la tempesta fosse così violenta da non lasciare scampo. «L’aereo viaggiava a 860 chilometri all’ora e affrontava un vento di 100 km orari, il che significa che la grandine, e soprattutto i chicchi più grossi, gli arrivavano addosso a circa 1.000 km l’ora, cioè come palle di cannone», ha dichiarato George Sucupira, comandante di aerei di linea con 16 mila ore di volo. «Il pilota - ha aggiunto - lì non avrebbe dovuto entrarci, ma non sapeva cosa avesse davanti o non ha potuto evitarlo. Io ho la quasi certezza che l’Airbus sia rimasto distrutto da questa combinazione di fattori»
Chicco di grandine contro la cabina di pilotaggio. Secondo uno dei piloti che fa la stessa un chicco di grandine particolarmente grosso ha centrato i vetri del parabrezza e causato quindi una specie di piccola esplosione nell’abitacolo, tra vetri esplosi e depressurizzazione.
L’ipotesi della disintegrazione. A favore di tale ipotesi i resti dell’aereo dispersi in mare in un raggio di oltre 300 chilometri gli uni dagli altri, lo stato di «cabina in velocità verticale», l’ultimo segnale emesso dall’aereo che indica un’improvvisa depressurizzazione, causa o conseguenza di una disintegrazione avvenuta in volo.
L’ipotesi dell’esplosione. Mentre il ministro della Difesa brasiliano Nelson Jobim definisce «improbabile» l’ipotesi che l’aereo sia esploso il ministro degli Esteri Frattini fa sapere tra le piste seguite c’è proprio quella dell’esplosione anche se è «azzardato avventurarsi in ipotesi visto che la scatola nera non è stata ritrovata». Jobim aveva escluso l’esplosione vista la presenza di chiazze di combustibile che potrebbero escludere l’eventulalità di un incendio.
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Squali. Riferendosi al recupero delle salme, il ministro brasiliano della Difesa Jobim non ha escluso che nelle acque calde dell’oceano dove è precipitato l’aereo ci possano essere pescecani o squali. Il ministro ha anche ricordato che i corpi umani non dilaniati quando affondano ritornano in superficie «tra 48 ore e sei giorni dopo» il disastro «per effetto dei gas prodotti dagli organi interni» in decomposizione.
Continuano gli avvistamenti di rottami. Un aereo R99 della Forza aerea brasiliana ha individuato a circa 650 chilometri dalla costa un pezzo metallico di sette metri che potrebbe essere di un’ala o della fusoliera. Ci sono anche decine di rottami metallici e una macchia di olio estesa per circa 20 chilometri. Le tre navi militari brasiliane hanno iniziato a raccogliere i rottami. Avvistati anche oggetti dell’interno dell’aereo, uno dei quali più grande degli altri, frammenti triangolari blu e oggetti bianchi non meglio identificati.